MONTERUBIAGLIO

Immerso tra i vigneti e gli uliveti della campagna orvietana ecco Monterubiaglio, ridente paesino adagiato sulle colline vulcaniche di argilla rossastra, da cui sembrerebbe trarre il nome ( “Mons Ruber”). Le prime notizie storiche di Monterubiaglio si hanno a partire dal 1292, quando nel Catasto Orvietano, compare per la prima volta con il nome di “Castel Robbiaio”, a testimonianza della presenza del borgo intorno al suo antico maniero. Il centro storico è caratterizzato da un crocevia tipico dell’Urbanistica Romana,  tale da far pensare che la Via Trajana Nuova; variante dell’antica Via Cassia tra Bolsena e Chiusi, attraversasse il paese. Avvalora questa ipotesi,  il ritrovamento a fine ‘800 nei fondi della Parrocchia di Sant’Antonio Abate ,di un’ara funebre, attualmente visibile presso il Museo Archeologico di Orvieto.

 

Ricca di acque solfuree e ferruginose è la zona del “Cannelletto”, in cui il Fiume Paglia acquista un particolare carattere torrentizio. In quest’ambito, negli anni ’60, nacque il Complesso Turistico Sabatini denominato “Fonti di Tiberio”,  così chiamato per il rinvenimento di alcuni reperti archeologici probabilmente riconducibili al periodo tiberino.

 

Anche gli Etruschi lasciarono il segno a Monterubiaglio, stabilendosi per primi nell’insediamento di “Coriglia”, dove sono visibili i  resti di un antico complesso abitativo, dedito nel corso dei secoli alla lavorazione del laterizio prima e alla tinteggiatura dei tessuti fino in epoca medievale.

 

La storia di Monterubiaglio si intreccia indissolubilmente al destino e alle vicende della Famiglia Orvietana dei “Monaldeschi della Cervara”,  signori di queste terre fino al 1650. Saranno loro a far costruire a ridosso del castello mura fortificate, in grado di contenere la parte del centro storico che comprendeva la Piazza e la piccola Chiesina ottagonale della “Madonna”. Il Feudo di Monterubiaglio passò dopo il 1650 alla Famiglia Lodovisi di San Casciano, poi ai Conti Negroni ed infine ai Giberti – Macioti poco dopo l’Unità d’Italia. Questi passaggi sono testimoniati dagli stemmi nobiliari, ancora oggi incastonati nelle mura del campanile della Chiesa Parrocchiale.

 

Tra le tante personalità che hanno alloggiato nel Castello di Monterubiaglio ricordiamo la Regina Cristina di Svezia, protagonista secondo la leggenda, dell’assassinio di Giovanni Rinaldo II Monaldeschi,  la cui anima pare si aggiri per le stanze del castello, nelle notti lugubri d’autunno. Altri momenti importanti che segnano la vita di Monterubiaglio e della sua comunità sono: il 1611 quando Giacomo I Monaldeschi promulga lo Statuto del Castello, uno strumento legislativo che regola l’attività socio-economica del contado, fondata fin d’ora sulla coltivazione della vite ed  infine,  l’istituzione della “Festa della Madonna Assunta” nel 1652, quando  con una solenne processione, la venerabile immagine di Maria Santissima Assunta in Cielo, attribuita alla scuola orvietana dell’Architetto Ippolito Scalza, viene collocata all’interno delle mura del Castello, abbandonando così la Chiesina ottagonale in cui era posta. In epoca moderna Monterubiaglio è Comune fino al 1879, quando verrà soppresso ed aggregato a Castel Viscardo, divenendone, dopo ampio dibattito, una frazione. Vivrà con apprensione le vicende legate ai due conflitti mondiali in particolare i bombardamenti alleati dell’aprile ’44. Ricordiamo infine l’opera di assistenza verso i più deboli di Don Marzio Miscetti, Parroco di Monterubaglio fino ai primi anni ’90, cui si deve anche la ristrutturazione e l’allargamento della Chiesa Parrocchiale, dedicata a Sant’Antonio Abate, in cui oggi è possibile ammirare esternamente in una lunetta sopra il portale di entrata una “Deposizione” : bassorilievo in terracotta dell’artista locale Adalgiso Fini.

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